Steelhead in British Columbia

di Silvio Smania

Si sa che ogni lanciatore, nella propria profonda convinzione, cova un grande sogno, quello che molte volte proprio sulle pagine delle riviste o nei documentari di pesca ti fa restare inchiodato e per un attimo disorientato sognando letteralmente ad occhi aperti. Sono le grandi catture e gli ambienti incontaminati dei continenti più estesi, dove sembra che la mano dell’uomo non sia ancora arrivata lasciando tutto così come natura creò milioni di anni fa. Il vasto territorio canadese è con assoluta certezza nel cuore di molti lanciatori italiani, sia di chi ha avuto la fortuna di andarci ma anche di coloro che invece ne hanno sempre e solo sentito parlare. In particolare la regione della British Columbia, ubicata nel versante ovest a ridosso dell’Oceano Pacifico, rappresenta a livello mondiale uno dei più quotati spot per la pesca sportiva, tradizionalmente al salmone ma per noi, in questa occasione, l’obbiettivo è tutt’altro. Cercheremo di insidiare la preda più ambita in assoluto, un pesce che molti pescatori inseguono per una vita accontentandosi di catturarne anche semplicemente una per vivere le incredibili emozioni che riesce a trasmettere nell’agguerrita difesa, che scaturisce una potenza elevata ai massimi livelli. Stiamo parlando della steelhead, la “trota salmone” chiamata per l’appunto testa d’acciaio, che dal Pacifico risale alcuni fiumi per portare a termine il ciclo riproduttivo. Tra le zone scelte dall’organizzazione Le Reve House Adventure, ne abbiamo individuate due; la prima si trova a Vancouver Island, vicino a Port Alberni, dove nello Stamp River potremo insidiare questo salmonide quasi esclusivamente dalla barca in un habitat assolutamente suggestivo. La seconda situazione di pesca la vivremo più a nord; il Kalum e il Kitimat River, facenti parte del grande sistema dello Skeena River, ci daranno la possibilità di affrontare i giganti della specie.

 

Lo Stamp River

Poco distante da Port Alberni, nella meravigliosa isola di Vancouver, lo Stamp River rappresenta uno degli itinerari più produttivi per la pesca delle steelhead. Grazie ad un’infallibile guida locale, Matt, l’organizzazione vanta una location prestigiosa e una conoscenza tecnica che dà realmente grandi risultati. Una volta lasciato l’alaggio, sfruttando un’imbarcazione in alluminio a chiglia piatta con potenti motori jet, ci si dirige subito verso gli spot di pesca. Vi è da dire che lo Stamp River presenta una serie di zone che da riva sono assolutamente limitate, tant’è che la barca è indispensabile sia pescando in movimento che da ancorati. Abbiamo infatti la possibilità di scegliere due differenti sistemi, col primo si sfruttano natanti a motore con cui scendere e risalire il fiume è abbastanza facilitato, il secondo ci consente invece di sfruttare apposite imbarcazioni da drifting attrezzate per accogliere massimo tre pescatori più la guida che porterà la barca aiutandosi con i remi. Quest’ultima, poiché sfrutta la forza della corrente, ci permetterà solamente di scendere il fiume. Le differenze sono sostanziali, e a drifting la discesa è decisamente più spettacolare visto che nemmeno il rumore del motore irrompe nella quiete di questo ambiente naturale. Il fiume scorre infatti in un lungo canyon che a tratti si apre e in altri si restringe, formando una miriade di micro ecosistemi che rendono ogni spot differente da quello precedente. Qui, come del resto in qualunque altro fiume, le steelhead si concentrano in zone ben precise, mai dove l’acqua è troppo profonda o contrariamente dove c’è scarsa profondità. Se ne stanno dove la corrente varia la sua forza, soprattutto nei punti in cui il flusso d’acqua si smorza per creare una zona più tranquilla. Le troviamo anche a lato delle zone di confine tra un canalone d’acqua e il punto adiacente più lento, e se ascoltiamo attentamente le nostre guide saranno proprio questi gli spot che punteremo per primi, lanciando in maniera precisa e silenziosa. Nello Stamp River i periodi di pesca alla steelhead si dividono in due, il primo, quello invernale, va da novembre alla fine di aprile ed è considerato il migliore per tentare la cattura da record; il secondo momento è decisamente più limitato, mirato ad insidiare le steelhead estive durante i mesi di settembre e ottobre in cui vi è una buona risalita ma di esemplari di dimensioni inferiori. E se vogliamo davvero capire fino in fondo questo meraviglioso sistema, non possiamo fare a meno di visitare il Robertson Creek Hatchery, vicinissimo allo Stamp River, un incubatoio naturale governativo, e centro di ricerca, istituito sotto la supervisione del Fishery Ocean Board canadese dove ogni anno vengono lavorati milioni di uova e portati allo stadio di avannotti sia steelhead che salmoni coho, chinook e sokeye, con un particolare trattamento di “timbratura” che è possibile riconoscere in occasione del loro ritorno al fiume nativo.

 

A Terrace, il Kalum River e il Kitimat River

Il programma di pesca più a nord prevede un volo interno di trasferimento da Vancouver all’aeroporto di Terrace, ubicata a circa 1200 chilometri, dove la sistemazione è garantita da due ottime organizzazioni di guide locali che operano in partnership esclusiva, per i lanciatori italiani, con Le Reve House. La location prevede il soggiorno in caratteristici e accoglienti logde completamente attrezzati, uno dei quali anche con una splendida vista sul Kalum River che rappresenta uno dei migliori itinerari per la pesca delle grosse steelhead. Sia il Kalum che il Kitimat vengono sistematicamente impegnati con imbarcazioni a motore jet oppure a drifting, questo importante aspetto ci permetterà di raggiungere le migliori pool di pesca alcune delle quali addirittura di proprietà privata delle guide locali. Per capire l’incredibile potenzialità di questi ambienti, dobbiamo dire che i migliori record certificati IGFA, per quel che riguarda le steelhead, sono stati fatti proprio in questo territorio grazie al sistema dello Skeena River, il secondo fiume più grande di tutta la British Columbia, che crea una serie di diramazioni secondarie di straordinario passaggio ittico collegate ai nostri itinerari. Le caratteristiche di portata, temperatura e fondale sono le migliori per favorire la riproduzione degli esemplari più grossi, soprattutto i maschi dalla livrea “infuocata” che una volta agganciati tirano come dei dannati. Gli ambienti, anche in questo caso, non hanno bisogno di presentazioni perchè sono quanto mai naturali e assolutamente selvaggi, tanto che è abbastanza frequente, mentre siamo in azione, osservare il classico volo dell’aquila reale che volteggia sopra le nostre teste, oppure qualche schivo orso nero sulla sponda opposta del fiume, e ancora alci e cervi che si avvicinano al fiume per abbeverarsi. Tutto ciò che ci accade attorno sa di “magico”, immersi nella natura che esprime tutta la sua imponenza dove il nostro obiettivo è esclusivamente lei, l’ambitissima steelhead. Ogni anno decine di migliaia di esemplari risalgono dall’Oceano Pacifico attraverso il grande sistema della Skina River; praticamente, grazie ad un’articolata e vasta rete idrica, le “teste d’acciaio” giungono in questi fiumi rispettando due precisi periodi. Le steelhead autunnali arrivano a fine agosto e fanno ritorno al mare agli inizi di novembre concedendosi alla pesca per due mesi pieni, mentre quelle primaverili si pescano da febbraio a tutto maggio per poi lasciare il posto alla risalita degli altrettanto interessanti salmoni. Le guide di questo programma, collaboratori di Le Reve House, sono Noel la cui esperienza non ha pari visto anche il suo grande coinvolgimento in passato come presidente delle guide dei Northern Territories, e Tracey più giovane ma altrettanto preparato per mettere i pescatori nelle condizioni di catturare. Anche in questo caso le situazioni che possiamo trovare sul fiume sono variabili, con un’infinità di ecosistemi e una notevole dispersione d’acqua. Rapide, allargamenti, strettoie, zone placide, raschi, canaloni, buche e chi più ne ha più ne metta; ma le steelhead amano anche in questi fiumi, per altro facilmente soggetti a innalzamenti del livello idrico, stazionare e cacciare sempre negli stessi spot dove possono sprecare le minori energie contando però su un punto di passaggio delle prede. Si pescherà soprattutto a lato delle morte d’acqua e dov’è evidente il confine con il flussi di corrente, nei sottosponda di un paio di metri con la presenza di tronchi in acqua e delle zone al limite di massi affioranti dove si creano giri di corrente. Dovremo far lavorare gli artificiali sempre lungo il fondale sassoso, rallentandone l’azione soprattutto in presenza di una maggiore portata d’acqua anche fortemente velata.

 

Le esche “magiche”

L’efficacia delle esche artificiali varia da fiume a fiume e in base al periodo. Molto dipende dalla temperatura ambientale che in funzione dei propri valori modifica lo stato di attività delle steelhead rendendole più o meno attive alle insidie presentate. La limitazione più significativa è tangibile durante il periodo invernale, che soprattutto nei territori del nord si sposta fino a maggio ancora con la presenza di neve. Parliamo di valori medi che si aggirano attorno ai 3 o 4 gradi e che inevitabilmente conferiscono poco sprint ai salmonidi. In questo periodo, infatti, si ciba abitualmente delle uova di altre trote e assai difficilmente risponderà ad un vistoso ondulante manovrato anche ad arte; troppo veloce, soprattutto perché spinto dalla corrente, e perciò non ancora alla portata di un’aggressione in corsa. E’ meglio utilizzare dei jig, eventualmente montati con un corposo ciuffo di piume viola oppure con delle perline di colore rosso, muniti di testina piombata il cui peso varierà in base alla portata idrica e dei fondali di ricerca. In questo modo possiamo trascinare l’artificiale sul fondo, oppure farlo sostare molto più a lungo in una zona di pesca che riteniamo essere produttiva ma sempre con la sicurezza che non lo sfileremo velocemente dall’area di caccia della “testa d’acciaio”. Con l’innalzamento della temperatura, anche di pochi gradi centigradi, l’attività di caccia dei pesci si fa più vivace e iniziano a rispondere meglio alle esche di reazione che oltre a spostarsi più velocemente per effetto del recupero, emettono anche maggiori vibrazioni oltre ad un effetto visivo decisamente più importante con bagliori e flash imputati ai riflessi delle lucide superfici metalliche. Infatti la migliore soluzione, quella più efficace con le steelhead, è rappresentata dalla classica colorazione silver con modelli obbligatoriamente montati a monoamo, al quale dev’essere obbligatoriamente schiacciato o asportato l’ardiglione, anche con l’aggiunta di linguette in plastica rossa in grado di vibrare durante la deriva. Sia i cucchiaini ondulanti che i rotanti, questi ultimi però piombati con una zavorra a 40-50 centimetri dall’esca, andranno lanciati sul filo della corrente e accompagnati con una leggera trattenuta facendogli compiere una deriva naturale. In questa fase di spostamento, mantenendo la vetta della canna sempre in posizione alzata per controllare e “guidare” la gittata dell’artificiale, l’esca avanzerà verso valle in una lieve trattenuta che oltre a controllarne la velocità ne manterrà l’assetto assolutamente vicino al fondale dove si alimentano i salmonidi.

 

Guide e organizzazione, un elemento fondamentale

Frequentare questi ambienti senza affidarci alla professionale competenza di una guida, non può portare ai risultati sperati. Per avere successo bisogna obbligatoriamente conoscere i pesci, i fiumi, le loro caratteristiche e gli eventuali cambiamenti, nonché le condizioni generali che solo un’organizzazione locale può garantire. Parliamo di guide certificate addirittura a livello governativo, che hanno fatto della loro passione un autentico mestiere; andare a pesca con le guide partner dell’organizzazione, significa essere in azione dai primi minuti dopo la partenza dall’alaggio, oltre naturalmente a rispettare tutti i criteri di sicurezza e contare su una indispensabile esperienza maturata tutti i giorni sul fiume. Questi aspetti, da tenere sempre bene in evidenza, ci permettono di vivere da subito, e senza pensare a niente altro, il “magic moment” della cattura senza vanificare il tempo nel cercare lo spot giusto.

 

Un inarrestabile combattente

Una steelhead non la si contrasta solamente con la forza delle braccia e dell’attrezzatura, non dimentichiamoci che abbiamo a che fare con un pesce straordinario, addirittura protetto e tutelato dalle autorità canadesi, perciò merita il nostro massimo rispetto. Forzare un pesce di 8 o 10 chili, con l’attrezzatura che ce lo permette, significa stremarlo; anche se disponiamo di canna e filo robusto, sarà fondamentale concedere al pesce i suoi piccoli spazi di difesa lasciandolo stancare per il tempo necessario fin tanto che non si lascerà portare a riva. Tradizionalmente abituati a portare la preda in superficie per farle assimilare aria, in modo che si stanchi prima, scordiamoci di poter praticare questo arguto sistema con le steelhead. Non c’è verso, anche per un solo attimo, poichè continua costantemente a mantenere una posizione con la testa abbassata puntando il fondale anche contro corrente. Già questo aspetto ci può far capire con quale genere di pesce abbiamo a che fare, una vera macchina da combattimento che non si ferma di fronte a nulla contrastandoci con tutta la sua forza fino all’ultimo secondo prima di afferarne saldamente la coda per portarla fuori dall’acqua. Non è affatto esagerato definire la steelhead un’inarrestabile combattente, perché mette realmente alla prova ogni lanciatore che ha la fortuna di agganciarla.

 

La componente attrezzatura

Per andare sul sicuro dobbiamo impiegare delle robuste canne, preferibilmente ad azione progressiva e non di punta in quanto il grezzo dovrà lavorare in modo da ammortizzare e assorbire le potenti sfuriate delle steelhead. Ciò su cui non dovremo elemosinare è il filo, adotteremo un nylon con un diametro minimo dello 0.30 oppure un trecciato con un carico di rottura di almeno 20-25 libbre. Una volta agganciata una di queste grosse prede capiremo il perché è d’obbligo andare sul sicuro con la lenza, il filo è continuamente sottoposto allo sforzo diretto della trazione ma non dimentichiamo che è abitudine di questo pesce, una volta agganciato, dirigersi subito verso il fondale dove sfrutterà ogni eventuale ostacolo per tentare di lacerare la parte finale della montatura. E’ meglio optare per un attrezzo da lancio di almeno due metri e settanta perché ci farà stancare meno durante i combattimenti più lunghi e impegnativi. Canne più corte sono ugualmente contemplate, soprattutto pescando dalla barca, ma facciamo attenzione a sceglierle con l’impugnatura sufficientemente lunga da coprire gran parte dell’avambraccio con cui eserciteremo la leva necessaria per contrastare la difesa del salmonide. Sarà sufficiente che il fusto lanci agevolmente esche artificiali fino a 40-45 grammi di peso con la conseguente gestione; il mulinello dovrà essere anch’esso di buona fattura, non eccessivamente veloce e dotato di una frizione sensibile e graduale.

 

Una bella sorpresa, la bull trout

I fiumi che abbiamo affrontato, oltre a vantare la presenza delle steelhead la cui densità varia in base ai periodi di risalita e ritorno in mare, ospitano anche molte altre specie stanziali che non restano certo a guardare quando facciamo lavorare il nostro artificiale in qualche buca dove l’acqua rallenta la sua corsa creando una zona calma. Oltre a qualche rainbow, le catture più ricorrenti sono costituite dalle colorate bull trout, una varietà di salmerino con i fianchi cosparsi di punti rosati e le pinne pettorali e ventrali orlate di bianco. Rispetto alla “testa d’acciaio”, le taglie medie sono decisamente più modeste ma questo salmonide esprime comunque una vivace combattività soprattutto se agganciato, in maniera azzardata, con attrezzature leggere. Non lo troviamo quasi mai in piena corrente, ma bensì nelle zone più adiacenti alle sponde in cui il fondale si accentua con avvallamenti e l’acqua, per effetto di giochi di corrente, smorza la sua forza creando una morta in cui sembra praticamente ferma. Recuperando l’artificiale vicinissimo al fondale, con un movimento rallentato, saranno frequenti gli attacchi di bull trout dove potrebbe capitarci anche il pezzo da trofeo come esemplari da 5 o 6 chili.

 

Info sul tour operator

@-mail: lerevehouse@gmail.com

web site: www.lerevehouseadventure.com

Recapiti telefonici italiani: +39 06 94534280 oppure +39 334 7081960

Pubblicato il 05/11/2016