Salmerini artici ai confini del mondo

di Silvio Smania

Il Nunavut, confinante ad ovest con i Northwest Territories, è la seconda regione più estesa del Canada, per tre quarti bagnata dal Mare Glaciale Artico in cui si frastagliano una serie di piccole e grandi isole che arrivano addirittura ad affacciarsi di fronte alla Groenlandia. Le più famose, nell’estremo nord, sono le Queen Elizabeth Islands che si disperdono fin quasi al pack di ghiaccio. Con circa due ore e mezza di volo in idrovolante, partendo dal Great Bear Lake Lodge situato nella fascia più a nord dell’omonimo lago, possiamo raggiungere un fiume incredibile che sfocia direttamente nell’Oceano Artico. Il Tree River è famoso per ospitare i salmerini artici più grandi al mondo, dove in passato sono stati certificati importanti e ragguardevoli record IGFA tutt’ora “inseguiti” per essere battuti da lanciatori che giungono fin qui da tutti i continenti e tentare questo incredibile pesce. Sembra paradossale, ma pescheremo ai “confini del mondo” dove non esistono altri insediamenti umani se non dislocati a qualche centinaio di miglia da qui, dove non vi è la ben che minima presenza di qualunque forma d’inquinamento, e dove la natura padroneggia ancora perfettamente integra.

 

Un ambiente surreale

Durante lo spostamento col piccolo idrovolante, dal Great Bear Lake al Tree River, ci possiamo già rendere conto dell’incredibile ambiente in cui ci troviamo. Acqua e tundra sub artica ci circondano per centinaia di miglia, disperdendosi a vista d’occhio in un ambiente che si presenta a tratti pianeggiante oppure collinare, lasciando spazio sia alla roccia viva che ad una fitta vegetazione a terra che diviene rigogliosa durante il periodo estivo. Infatti anche la stagione di pesca coincide con l’estate artica, in cui le temperature più miti permettono di impegnare il fiume e di vivere un momento incredibile della natura. Qui tutto sembra accelerare i processi biologici, ogni organismo vivente ha a disposizione un breve periodo per rigenerare la vita prima dell’arrivo del grande freddo che porterà ghiaccio e neve. Dalla fine di giugno ai primi di settembre, in questo angolo del pianeta la natura riprende a vivere e con essa anche le specie animali portate a migrare in cerca di pascoli floridi; possiamo così avvistare mandrie di bue muschiati mentre pascolano tranquilli ma sempre vigili, controllati a distanza da predatori come il lupo artico che insegue le sua prede per garantirsi sempre una riserva alimentare. Ma questa è anche la terra del temuto orso Grizly, che proprio sulle sponde del Tree River, lungo i sentieri naturali, lascia evidenti tracce quasi a comunicare un velato messaggio della sua presenza. Mentre peschiamo è frequente avvistare anche qualche aquila che con la sua aguzza vista è sempre alla ricerca di cibo, in particolare piccoli roditori come la marmotta che vive in questo territorio colonizzando in comunità costituite anche da molti individui. La curiosità di questo animale è sorprendente, rimane fermo ad osservarci dall’ingresso della sua tana emettendo dei suoni molto curiosi per far prevalere la sua presenza. In questo territorio scorre il Tree River, un fiume artico di media portata caratterizzato da una significativa pendenza più accentuata nel tratto a monte in cui vi è la presenza di grosse e taglienti lastre di roccia, anche con enormi blocchi, di colore scuro che ricordano vagamento la pietra di porfido. A valle del “camp”, invece, il corso d’acqua si apre in amplie pool che costituiscono degli otti spot come punti di passaggio dei salmerini, e avvicinandoci verso la foce il fiume si incassa tra due alte pareti di roccia e fango permettendo la pesca esclusivamente dal natante.

 

Una specie anadroma

L’eleganza e la bellezza del salmerino artico non ha eguali tra i pesci d’acqua dolce; è un combattivo salmonide che durante l’estate risale alcuni fiumi, che sfociano nell’Oceano Artico, per la riproduzione animando le fredde acque correnti anche con esemplari di taglia importante. Il Tree River, in particolare, è uno dei corsi d’acqua che ospita i salmerini artici più grandi al mondo con taglie che possono oltrepassare anche i 10 chili di peso. Trascorre la maggior parte della vita in mare aperto a grandi profondità, e una volta raggiunta la maturità sessuale fa ritorno al fiume dov’è nato per contribuire a generare nuovi individui. Manifesta lo stesso comportamento anadromo del salmone o della steelhead, e come questi altri due pesci durante la risalita ha una forza impressionante, facendo nuovamente ritorno alle acque marine a riproduzione conclusa. Gli esemplari che danno il maggiore filo da torcere sono quelli da poco entrati nel fiume e chiaramente riconoscibili per la livrea argentata, infatti manifestano ancora tutta la forza accumulata in mare grazie ad un’abbondante alimentazione e al grado di salinità; col passare dei giorni la pigmentazione del corpo inizia a “dipingersi” di colori vivaci, che si manifestano nel maschio con un rosso intenso il quale subisce anche una naturale deformazione della bocca con un accentuato becco uncinato nella mandibola inferiore. Sebbene in maniera meno accentuata, anche le femmine assumono la colorazione nuziale con una pigmentazione più aranciata che si estenzia in particolare sul ventre e sulla parte più bassa dei fianchi. Caratteristiche nel salmerino artico sono le pinne orlate di un bianco intenso e le chiazze colorate che cospargono il dorso e i fianchi, queste ultime più o meno numerose e di grandezza variabile assumono una tinta rosata, arancione o rosso acceso in base all’individuo.

 

La selezione degli artificiali

Jig e ondulanti sono le esche più indicate per affrontare i salmerini artici di questo fiume. Con i primi abbiamo la capacità di sondare dettagliatamente e assai lentamente il fondale, anche in tratti caratterizzati da un sostenuto flusso d’acqua, facendo comunque attenzione alle rocce sulle quali incagliamo frequentemente l’artificiale. Questo, almeno del peso di 30-35 grammi, dovrà presentare una testa piombata preferibilmente sferica o dal profilo arrotondato, e gli abbineremo un grosso grub in gomma di colore bianco, rosso o arancione. Il trailer potrà essere a coda singola, senz’altro da preferire, oppure a doppia coda che renderà bene in presenza di pesci estremamente attivi. In alternativa al jig tradizionale, funzionano bene anche gli hair jig, per intenderci quelli dotati di ciuffo in pelo di cervo o marabù che in acqua vanno usati più rapidamente. Questo salmonide reagisce bene su colori vivaci e ben visibili, complice anche l’intensa velatura dell’acqua che manifesta quella tipica colorazione azzurro-grigiastra da sciogliemento del ghiaccio. Riguardo ai jig che troviamo in commercio va fatto un doveroso appunto, evitiamo di impiegare quelli con ami a filo sottile in metallo dolce perché posso aprirsi sia con pesci di grossa taglia che impigliandoci sul fondale. Meglio selezionare sempre artificiali con un’armatura stagnata oppure in acciaio, anche ad elevato contenuto di carbonio, decisamente migliore in termini di robustezza e come affulatura della punta. Gli ondulanti che andremo ad utilizzare non saranno eccessivamente grandi, ma piuttosto ben zavorrati per mantenerli costantemente vicino al fondo. I modelli in questione possiedono un profilo spesso ma la forma più affusolata gli permette di opporre minore resistenza alla corrente quando li recuperiamo. In particolare l’esca principe per il Tree River è l’Eppinger Original Dardevle da 42 o 56 grammi, utilizzato in colorazioni vistose come il giallo fluorescente, l’arancio fluorescente, il bianco madreperla, il color iridea e il fire tiger. Un altro modello molto redditizio, da usare però dove la corrente si attenua di più, è il Pixee della Blue Fox che grazie all’inserimento di di un elemento in plastica colorata genera durante l’azione un effetto visivo decisamente catturate. La parte argentata del metallo si combina infatti con varianti come l’arancione, il rosa, il verde e il rosso, tutti con effetto fluorescente. Mentre per i jig l’attacco alla lenza può essere eseguito in forma diretta sull’occhiello dell’esca, per gli ondulanti è assolutamente necessario interporre una girella munita di moschettone che avrà il compito di scaricare le torsioni che dall’artificiale giungono sulla lenza.

 

La tecnica di pesca

La corretta presentazione dell’esca è fondamentale per convincere il salmonide ad attaccare; sebbene le acque di questo fiume si popolino in abbondanza durante il periodo della risalita, non è così semplice fregare il salmerino artico. Le guide locali più esperte sostengono che agganciare tre esemplari al giorno è già un ottimo risultato, da tale affermazione possiamo comprendere quanto sia comunque difficoltosa la cattura di questo pesce. La tecnica di pesca, nella sua sostanza, è abbastanza semplice perché stabilisce di mantenere l’artificiale in pesca a contatto col fondo; proprio così, sia i jig che gli ondulanti andranno fatti letteralmente ruzzolare lungo il fondale alzandoli e facendoli nuovamente affondare con continuità. Per mettere in pratica quanto appena detto, sfrutteremo la corrente dell’acqua impostantando un’azione che prevede la naturale deriva dell’esca che manterrà il suo costante movimento. Lanceremo dunque verso monte o trasversalmente alla corrente, e con la vetta della canna alzata e il filo leggermente teso seguiremo la discesa dell’artificiale che sarà tanto più rapida quanto più leggera è l’esca. In questa fase è determinante mantenere il controllo dell’artificiale con padronanza, seguendolo in ogni spostamento, impartendogli dei leggeri richiami per alzarlo e successivamente abbassando la vetta della canna per farlo cadere entrando nuovamente a contatto col fondo. Il salmeniro generalmente attacca durante la discesa dell’esca, condizione abbastanza comune nei pesci predatori che sfruttano il momento di vulnerabilità della potenziale preda. La parte più difficoltosa dell’azione di pesca è il controllo dell’esca nei flussi più impetuosi della corrente, infatti l’artificiale andrà lanciato non dove l’acqua crea la schiuma di movimento più vivace ma bensì al limite della corrente in cui si presentano condizioni variabili come un giro d’acqua, oppure una corrente laterale o ancora un rientro del flusso per la presenza di grandi massi rocciosi. Il Tree River, da questo punto di vista, si presenta straordinariamente elaborato e difficoltoso soprattutto nella zona a monte del “camp”; in questo tratto, a differenza di quello situato a valle, i lanci dovranno essere sufficientemente corti per ottenere un migliore controllo sull’artificiale e anche perché saremo costretti a pescare quasi completamente al piede dalla sponda. Diversamente, lanciando dalla barca, possiamo azzardare lunghe proiezioni dell’artificiale che ci verrà più facile controllare anche per effetto del naturale spostamento in deriva del natante. I recuperi continuativi, eseguiti sempre a bassa velocità, saranno da privilegiare nelle zone più calme in cui il fondale si accentua e favorisce un’azione decisamente più alternata. Con frequenza riscontreremo spot in cui una zona di forte corrente confina con giri d’acqua e ritorni di flusso dove la forza impetuosa si smorza, lasciando spazio a punti ristretti ma più tranquilli dove il controllo dell’esca sarà decisamente più facilitato; là dove abbiamo poco spazio di movimento e l’unica soluzione è rappresentata da una presentazione “verticale”, il jig è l’artificiale più indicato perché possiamo mantenerlo a lungo nella stessa zona con un movimento costante.

 

Attrezzature all’altezza della situazione

Per affrontare con sicurezza ed efficacia le impetuose acque del Tree River, ci si rende conto da subito che sono necessari attrezzi tenaci, con una struttura sufficientemente forte per gestire i pesanti artificiali anche nelle condizioni più estreme senza però perdere la necessaria risposta nella ferrata. Questa ultima, infatti, dovrà giungere decisa sul pesce per agganciarlo saldamente, non dimentichiamo infatti che l’armatura degli artificiali è sprovvista di ardiglione e se l’amo non avrà la punta ben conficcata il rischio di eventuali slamature è elevatissimo. Per quanto riguarda la canna da lancio, sia essa da spinning che da casting, dovrà presentare una buona riserva di potenza in modo da ammortizzare le sfuriate dei salmerini che tenteranno frequentemente di sfruttare la forza dell’acqua prendendo inevitabilmente la corrente. Se intendiamo usare attrezzi corti, molto più comodi dalla barca per la praticità nei movimenti, sceglieremo fusti poco rigidi e più flessibili in grado di concedere al pesce gli spazi richiesti senza mettere sotto eccessivo sforzo la lenza. Altrimenti canne più lunghe, massimo fino a 2,40 metri, manifesteranno un’ottima versatilità se dotate di un’azione di punta moderata abbinata ad una riserva di potenza del fusto; in buona sostanza sfrutteremo la progressività del grezzo per stancare il pesce al quale dovremo concedere la minore quantità di lenza possibile, poichè se si infilerà in uno dei flussi di corrente saranno elevatissime le probabilità di perderlo. Un significativo aiuto deriva comunque anche dalla lenza, infatti nel caso in cui utilizziamo il nylon il diametro minimo da impiegare è lo 0.30 per arrivare anche allo 0.40 con la tecnica del casting. Per chi sceglie invece di impiegare il tracciato, da abbinare però esclusivamehte a canne più “morbide” e paraboliche, non scenderemo sotto la soglia delle 12-14 libbre. I mulinelli a bobina fissa da abbinare alle canne da spinning non dovranno essere eccessivamente grandi, qui infatti le giornate di pesca sono lunghe ed è determinante contenere al passimo il peso dell’attrezzatura per non stancarci eccessivamente. Un 3000 è quello che ci vuole, con ingranaggi robusti e una capiente bobina.

 

Organizzazione e servizio guida

Non sono molte le organizzazioni strutturate per queste trasferte di pesca nel Canada artico, anzi possiamo dire che questa è l’unica con un proprio campo base sulle sponde del Tree River; Plummer’s può vantare anni di esperienza e si avvale di affidabili guide che determinano il risultato della giornata di pesca. Il servizio prevede una guida per ogni due pescatori, spostandoci sia a riva che in barca. In questo contesto i suggerimenti di chi ha sicuramente più esperienza di noi, nella pesca del salmerino artico, sono fondamentali e nessuno più di questi esperti conoscitori del posto ci saprà dare precise indicazioni per catturare uno di questi stupendi salmonidi.

 

Info sui voli aerei

Il volo aereo è piuttosto impegnativo in termini di tempo poiché siamo obbligati a fare almeno due scali intermedi; dai principali aeroporti italiani, ad esempio tramite Lufthansa, si vola su Francoforte per poi usufruire del volo intercontinentale diretto su Calgary oppure Edmonton. Da qui si sfrutta un volo interno dell’Air Canada che ci porterà a Yellowknife, sul Great Slave Lake, da dove saremo prelevati dall’organizzazione locale Plummer’s. Dopo una consigliata notte di riposo, si prenderà un altro volo privato (previsto nel pacchetto di vendita dell’organizzatore) che ci porterà più a nord sul Great Bear Lake dove arriveremo al complesso del lodge principale. Da qui, tramite dei piccoli idrovolanti, eseguiremo l’ultimo spostamento in direzione del Tree River presso il piccolo “camp” attrezzato.

Il fuso orario è di 7 ore indietro rispetto al meridiano di Greenwich; 8 ore quando in Italia vige l´ora legale.

 

Dati organizzazione di riferimento

Plummer's Arctic Lodges
phone:  204-774-5775
toll free:  1-800-665-0240
@-mail:  fish@plummerslodges.com

web site:  www.plummerslodges.com

Pubblicato il 20/05/2016