Los Roques, il mondo perduto

di Christian Gentile

Quando la voglia di spinning tropicale, di conoscere nuovi posti... quando il nostro spirito viaggiatore e vagabondo urla dentro di noi… è tempo di partire! E allora viaaa… partiamo alla scoperta del parco Nacional de Los Roques, uno dei più remoti angoli dei Caraibi, dove un tempo trovavano rifugio i galeoni di pirati e bucanieri. Il parco istituito nel 1972 è situato al largo delle coste del Venezuela, in pieno Mar dei Caraibi. Dopo qualche mese passato a raccogliere informazioni e un febbrile scambio di email con Franco, titolare della Posada Acuario che sarà la nostra base sull’isola di Gran Roque (l’unica isola abitata dell’arcipelago) siamo pronti per partire. Al nostro arrivo all’aereoporto di Caracas, al momento di imbarcarci sul piccolo aereo da turismo da quattro posti che ci porterà a Gran Roque, la prima sorpresa… il pilota non vuole imbarcare il tubo delle canne, perché è troppo grande! Attimi di panico, ma dopo una concitata discussione riusciamo ad imbarcare il tubo su un altro aereo e finalmente si va! Passata l’agitazione, i quaranta minuti di volo che ci separano dalla meta scivolano via veloci, e al nostro arrivo sulla pista di atterraggio di Gran Roque troviamo ad accoglierci Franco, che mentre ci accompagna verso la nostra “casa” ci racconta il più possibile su Los Roques, un posto selvaggio e remoto, dove si vive in modo semplice e anche se ogni tanto mancano l’acqua e la corrente elettrica lo rende agli occhi del viaggiatore semplicemente meraviglioso. Sistemati velocemente i bagagli e fatto un veloce spuntino, partiamo per il primo pomeriggio di pesca verso l’isola di Krasky, uno degli isolotti della zona ricreazionale dove ci divertiamo pescando in wading nelle flat numerose Aguglie, Yellowtail e qualche piccola Cubera nascosta tra i coralli.

Los Roques è considerato uno dei posti al mondo in cui nuotano i Bonefish più grossi, ce ne accorgiamo la mattina successiva, quando pescando all’alba dal pontile sulla spiaggia di Gran Roque un Bonefish (stimato sui 5 kg) attacca a vista un minnow galleggiante da 10 centimetri e dopo essersi portato via 50 metri di treccia da 35 libbre, strappa letteralmente l’ancoretta e l’anellino dell’artificiale lasciandoci con un palmo di naso. Dopo questo incontro mattutino passiamo il resto della giornata pescando sempre in wading sull’isola di Carenero, una lingua di sabbia bianchissima lunga 500 metri e circondata da barriera corallina dove veniamo lasciati soli per tutta la giornata, catturando i soliti Yellowtail, Aguglie in quantità e qualche piccolo Barracuda. La sera, al rientro in posada, facciamo finalmente conoscenza con Erik la migliore guida Roquena che nei tre giorni successivi ci porterà a pesca in barca nella zona Primitiva Marina, che comprende le lagune e gli isolotti più belli dell’arcipelago dove la pesca è consentita solo accompagnati dalle guide. E così, dopo cena, davanti a un bicchierino di rum facciamo due chiacchiere con Erik che ci illustra cartina alla mano le zone di pesca per i giorni che seguiranno e a noi sale l’adrenalina a mille. La prima giornata di pesca in barca la passiamo pescando fuori dalla Boca de Sebastopol, dove iniziamo a popperare pesante in mezzo alle onde e le catture non si fanno attendere, in rapida successione attacchiamo tre Barracuda di taglia extra large che riusciamo a portare in barca per la foto di rito e una grossa Cubera che purtroppo dopo un attacco a vista sotto la barca e un combattimento di una quindicina di minuti s’infila tra i coralli e rompe il finale da 80 libbre. Fanno da “contorno” pescando sulle mangianze, con minnow Damiki e Duo da 10-12 centimetri, numerosi Carite (una specie di palamita) Yellowtail, Horse-eye jack, che comunque mettono a dura prova le braccia e le attrezzature da spinning medio/pesante che avevamo con noi. La seconda giornata chiediamo a Erik di portarci nelle flat alla ricerca dei Bonefish da catturare a spinning, una sfida interessante per un pesce noto per essere una delle prede più ambite per chi pesca a mosca. Sfida che vinciamo catturando diversi esemplari di discreta taglia pescando a vista con piccoli minnow galleggianti da 7-8 centimetri recuperati molto velocemente e con violente jerkate, attirando i Bonefish intenti a grufolare sul fondo di una immensa laguna con l’acqua come il cristallo e una profondità media di circa un metro. Mentre ci facciamo scarrocciare dal vento in questa estesa piscina naturale, incontriamo diverse razze, un paio di tartarughe marine e una colonia di fenicotteri rosa. Dopo un frugale pranzo consumato in barca all’ombra delle mangrovie ci spostiamo in acque più profonde, ma sempre all’interno dell’arcipelago per continuare a divertirci con piccoli Jack Crevalle, Carite, e gli onnipresenti Yellowtail. Durante la terza giornata in barca chiediamo a Erik di riportarci fuori dalla grande barriera ed esplorare la zona di Cayo Sal, molto conosciuta per l’incontro con i branchi di grossi Jack Crevalle, Whahoo, e gli onnipresenti Barracuda di grossa taglia. Dopo un paio d’ore in cui catturiamo i soliti pesciotti di barriera ci imbattiamo in una School di Jack in caccia su un enorme branco di sardine e allora innescate le esche giuste iniziamo a popperare duro, con recuperi a tutta velocità e le catture non si fanno attendere, agganciamo diversi pesci di taglia interessante che ci fanno penare non poco nel recupero generando combattimenti esaltanti che mettono a dura prova le braccia e l’attrezzatura. Ma le sorprese di questa giornata non sono ancora finite, mentre da una decina di minuti stiamo combattendo con un bel Jack, già con la tensione e l’adrenalina alle stelle, improvvisamente giunge un ulteriore violentissimo strattone alla lenza che poi perde tensione, rimaniamo un attimo disorientati, recuperiamo la lenza e sorpresa… troviamo solo la testa del Jack attaccata all’artificiale. Come ci spiega Erik, il pesce è stato tranciato in due da un unico morso, quasi sicuramente di un squalo che pattugliava la barriera e aveva un po’ fame. Mentre rientriamo verso Gran Roque, stanchi ma soddisfatti, ci lasciamo incantare dal sole che all’orizzonte si sta immergendo sulla linea del mare, in un meraviglioso tramonto caraibico.

Il nostro viaggio volge al termine, ma non prima di ringraziate Erik un vero professionista della pesca, e Franco simpaticissimo ed esperto pescatore gestore della posada Acuario, che ci ha fatto sentire come a casa nostra. Domani abbiamo il volo per rientrare in Italia, purtroppo dobbiamo lasciare questo “mondo perduto” dove il tempo sembra essersi fermato, dove la gentilezza e la semplicità dei Roqueni ti rapisce il cuore, dove l’unica vera e incontrastata regina è la natura selvaggia, dove devi quasi chiedere permesso per sfidare l’oceano e la potenza dei pesci che vi abitano, ma questo non è un addio, è solo un arrivederci, perché quando la malinconia sarà troppo forte e non riusciremo a resistergli giungerà il tempo di ripartire. A la proxima vez Los Roques…

 

Parco Nacional de Los Roques

Nell’arcipelago di Los Roques vi sono ben 92 specie di uccelli di cui 50 migratorie. I più comuni tra quelli marini sono i pellicani, i gabbiani, la sula marrone e le fregate. Nell’isola di Los Canquises troviamo una numerosa colonia di fenicotteri rosa, è proibito avvicinarsi a quest'isola anche solo con le barche proprio per non disturbarli. Numerose sono anche le tartarughe marine, delle 6 specie caraibiche ben 4 sono endemiche di Los Roques. Nella stazione biologica di Dos Mosquises vengono allevate e liberate per preservarne la specie, è possibile visitare il centro per vedere le tartarughe nelle varie fasi di crescita fino a 2 anni. Per quanto riguarda la fauna terrestre non vi sono molti esemplari proprio perchè isole molto desertiche, i più numerosi sono i rettili come l'iguana, il guaripete o lucertola nera che mangia i frutti del cactus e le lucertole insettivore come la salamandra. L’arcipelago di Los Roques ha una dimensione di 25 x 15 miglia. La sua conformazione corallina lo rende una meta perfetta per la navigazione : una barriera corallina lunga 10 miglia protegge il mare interno dalle onde atlantiche creando un'immensa laguna di acqua calma e cristallina. Ogni singola isola ha oltretutto un'ulteriore barriera naturale che permette ancoraggi protettissimi e "immobili". Los Roques è un arcipelago corallino situato nel mar dei Caraibi, circa 120 miglia a nord del litorale Venezuelano, facilmente raggiungibile in 45 minuti di volo da Caracas, capitale del Venezuela ed uno dei maggiori scali del sud America. Los Roques è una meta ambita dal turismo mondiale, sempre più numerosi sono i turisti che ogni anno scelgono questo angolo di paradiso come meta delle proprie vacanze. La maggior parte sceglie di soggiornare in una delle tante posada che si trovano sull'unica isola abitata dell'arcipelago, Isla el Gran Roque. Tuttavia le posadas non rappresentano l’unico modo per trascorrere una vacanza a Los Roques: esiste anche la possibilità di campeggiare in determinate aree o trascorrere il proprio soggiorno a bordo di una barca a vela, scegliendo tra una decina di monoscafi o catamarani in possesso della preziosa concessione che permette di proporre charter nautici ai turisti locali e stranieri.

Fortunatamente a Los Roques non esistono dei veri e propri hotel, grazie al fatto che il governo Venezuelano non permette di costruire strutture superiori ad un piano di altezza per preservare l'integrità del parco marino. Bisogna infatti sapere che Los Roques è parco nazionale dal 1972 ed è tutelato da severe regolamentazioni: ad esempio tutte le posade sono antiche case di pescatori ristrutturate, in concessione a società turistiche alle quali è permesso il solo utilizzo della struttura a scopi turistici, non possono essere apportate modifiche per ampliare tali strutture.

Questo, unitamente ad altre regolamentazioni riguardanti la fauna e la flora dell'arcipelago, ha permesso a Los Roques di conservare pressoché intatto il suo patrimonio. Inoltre permette al turista che trascorre una vacanza a Los Roques di essere accolto in un ambiente familiare, tipico delle posade, dove il numero massimo di ospiti raramente supera la dozzina.

 

Il clima

Il clima a Los Roques è piacevole tutto l'anno, la temperatura media si aggira sui 28 gradi con alisei costanti che soffiano da est.

Il Venezuela rientra nella fascia tropicale, pertanto il suo clima è caratterizzato da due stagioni: la stagione delle piogge la stagione secca. C’è da dire che a Los Roques non si riscontra una marcata differenza tra il periodo secco e quello delle piogge: non si registra un calo di affluenza turistica nemmeno durante la stagione umida. Questo fatto è dovuto alla particolare posizione geografica dell'arcipelago, lontano dalla terraferma, e alla presenza di venti costanti che contribuiscono ad allontanare rapidamente i frequenti temporali caraibici. Il risultato è che durante la stagione delle piogge si registrano rovesci brevi ma intensi, i quali non disturbano più di tanto le giornate di chi sceglie Los Roques come meta delle vacanza anche nel periodo umido

 

Contatti

Posada Acuario

Los Roques, Venezuela

Email info@posada-acuario.net

Franco: contatto telefonico italiano +39.348.7306617

 

Le zone di pesca

La pesca a Los Roques è regolamentata a seconda delle diverse zone del parco. Il parco si divide principalmente in 4 zone ben distinte.

Zona de recreacion: in detta zona è consentita la pesca sportiva previo il rilascio da parte delle autorità del parco di un permesso di pesca. La zona di ricreazione comprende le isole di Gran Roque, Francisqui,Madrizqui, Cayo Pirata, Noronki, Krasky e la barriera est.

Zona de ambiente natural manejado e Zona primitiva marina: in queste due zone la pesca è consentita solo se accompagnati da una guida e comprende la maggior parte delle isole e delle acque dell’arcipelago, oltre ad un’infinità di pank kakes, lagune e spot di una bellezza ineguagliabile. L’uscita a pesca in barca dura 8 ore e costa 300 dollari al giorno per 2 persone e comprende barca, guida di pesca, capitano e pieno di carburante.

Zona de proteccion integral dove la pesca è vietata.

Pubblicato il 05/08/2015