Lemene no-kill

di Andrea Casetta

Immerso in un gradevolissimo contesto ambientale, il fiume Lemene che scorre nel territorio comunale di Gruaro in provincia di Venezia, si è prestato in modo ottimale ad un progetto fortemente voluto dal concessionario di queste acque, l’Associazione Pescatori Sportivi Veneto Orientale, unitamente agli organi competenti della provincia di Venezia per valorizzare la pesca conservativa e la salvaguardia di importanti specie autoctone come la trota fario e il cavedano. La zona no-kill in questione, il cui confine a monte è delimitato dalla presenza di un vecchio mulino con una briglia che crea un generoso salto d’acqua, ha visto nel tempo una buona ripresa della presenza dei salmonidi presenti in particolare col ceppo atlantico frutto di precedenti immissioni e di esemplari giunti da zone più a monte per effetto di piene e innalzamenti del livello idrico. Il risultato è la possibilità di trovare selvatiche, dalle pinne perfette e con taglie anche piuttosto interessanti. La popolazione ittica, dicevamo, è costituita dalla sola presenza di fario e cavedani (oltre a qualche sporadico persico reale) che riescono a trovare, in questo ambiente, le migliori condizioni per vivere, crescere e riprodursi grazie alla qualità dell’acqua e alla presenza di forme vegetali acquatiche che filtrano e ossigenano ulteriormente l’elemento liquido, costituendo inoltre una forma di sostentamento per tutti quei micro organismi animali di cui questi pesci si cibano. E’ stato lodevole l’operato di chi ha creduto in questo progetto, con la costante cura delle sponde ripulite da oggetti e rifiuti in genere trascinati a valle dalla corrente, tutto questo sempre senza azioni invasive ma bensì mirate a mantenere perfettamente integro l’ambiente circostante e lungo tutto l’alveo del fiume perché il Lemene possa sì accogliere i lanciatori ma pur sempre mantenendo quell’aspetto naturale che lo distingue. Nei molteplici chilometri di percorso complessivo, l’area no-kill ne vanta poco meno di tre con gestione a regime regolamentato, con l’obbiettivo in un prossimo futuro di poter ampliare ulteriormente i limiti di questa zona per dare maggior valore all’ambiente fluviale di questo corso d’acqua, e ad una pratica conservativa sempre più sentita e attuata dalla maggior parte dei lanciatori.

 

Il fiume nel suo tratto intermedio

La zona no-kill istituita sul fiume Lemene è praticamente ubicata nell’area intermedia della sua asta. Beneficia di risorgive lungo la maggior parte del percorso iniziale e intermedio grazie alla formazione idrogeologica del terreno che da sempre, in questa fascia di territorio, ha caratterizzato i suoli. Tale particolarità permette all’acqua, che mantiene prerogative di elevato tasso di ossigeno e caratteristiche di trasparenza, di scorrere in estate ed inverno con una temperatura che varia di pochissimi gradi rimanendo entro soglie abbastanza costanti per tutta la durata dell’anno. Questo determina naturalmente ottime condizioni di vita per i pesci predatori, in particolare per i salmonidi, che qui trovano anche una sostenuta alimentazione grazie alla flora acquatica che favorisce la presenza e lo sviluppo di molti organismi animali e conseguentemente anche di minutaglia ittica. Il percorso che compie il fiume nel tratto no-kill è particolarmente variato da cambi di direzione con curve, allargamenti e restringimenti dell’alveo, rientranze della sponda, tratti di riva più omeno scoscesi; ciò che invece rimane abbastanza costante è la profondità del letto, solamente pochissimi punti presentano degli avvallamenti importanti con buche significative e ciò favorisce una disposizione sufficientemente omogenea dei pesci.

 

Tra acqua e vegetazione

Soprattutto in piena estate, quando la bella stagione favorisce il massimo sviluppo della natura, la vegetazione esterna si infoltisce avvolgendo questo tratto del Lemene in una selvatica flora di colore verde acceso che oltre a dare un senso di incredibile naturalezza a questo ambiente, crea qualche difficoltà al lanciatore per raggiungere le postazioni di pesca da dove effettuare i propri lanci. Non che questo ci disturbi, ma su qualche spot dovremo fare un po’ di fatica e attenzione per arrivare a tiro dei pesci. La generosità di ostacoli naturali presenti nel corso del fiume non ci permette di effettuare lanci molto lunghi, se non fortemente limitati a pochi punti, ma questo rappresenta in parte anche un vantaggio per noi poiché disponiamo di zone di riferimento e possiamo sfruttare quanto troviamo a riva per mimetizzarzi. Grazie al livello dell’acqua che si mantiene sempre costante, ad esclusione dei periodi in cui le forti e abbondanti piegge aumentano draticamente la portata con innalzamenti anche molto significativi, i camminamenti asciutti della sponda facilitano la percorrenza sia con scarponcini che stivali al ginocchio, ma se per qualche motivo dobbiamo entrare in acqua sono d’obbligo almeno gli stivali a tutta coscia che ci faranno pescare in sicurezza soprattutto dove la melma e vegetazione in acqua non costituiscono un solido punto di appoggio. In un habitat dalla vegetazione così articolata, dove a tratti risultiamo anche ostacolati nelle fasi di lancio e recupero, è consigliabile muoversi con canne non eccessivamente lunghe, due metri e trenta al massimo, che ci agevoleranno in pesca.

 

Silenziosità e precisione

Abbiamo sottolineato il fatto che in condizioni di normalità il fiume presenta una buona trasparenza dell’acqua, la quale ovviamente non può altro che favorive i pesci attenti a tutto ciò che accade sotto e sopra di superficie. Di conseguenza il livello di attenzione nella fase di avvicinamento alle spende dovrà sempre essere alto, così come il nostro successivo posizionamento per dare seguito all’azione di pesca vera e propria che non dovrà risultare invasivo, diversamente correremo il rischio di spaventare trote e cavedani in caccia. Avvicinandoci molto lentamente alla sponda non sarà difficile osservare entrambe queste prede in corrente ad una spanna sotto la superficie, che si spostano in un tratto sempre ben delimitato per assumere il controllo del proprio territorio di caccia. Se giungiamo sullo spot in modo appropriato, l’attacco del pesce sarà quasi garantito al primo passaggio dell’artificiale, in caso contrario oltre a rifiutare l’esca le nostre prede scenderanno più in profondità o nella peggiore delle ipotesi si sposteranno nascondendosi anche tra gli ostacoli naturali e sotto i lunghi filamenti di vegetazione acquatica. A questo punto, dopo esserci ben posizionati, andremo a curare la fase del lancio che è tanto importante quanto il precedente avvicinamento. Se l’esca dovesse entrare in acqua in maniera troppo invasiva e rumorosa, il pesce inevitabilmente si spaventerebbe vanificando tutte le nostre precedenti attenzioni. E’ fondamentale a questo punto proiettare l’artificiale con lanci precisi in grado di mandare l’esca almeno due metri oltre la posizione della preda, se la individuiamo a vista, rallentandone l’ingresso in acqua che così risulterà con un minimo impatto. Altrimenti lanceremo sempre in direzione della sponda opposta, anche verso ostacoli naturali oppure dove la vegetazione alla sponda fa da cappello al sottosponda, facendo cadere l’esca poco distante da riva e iniziando successivamente il recupero; nel caso in cui non fossero visibili salmonidi in caccia, la zona da sondare con oculatezza sarà quella più vicina al fondale.

 

Da dove iniziare l’azione di pesca

Solamente per una questione di comodità, pescheremo a scendere in quanto posteggiata l’auto in prossimità del ponte sul mulino (adiacente all’agriturisco Cà dei Mulini in località Boldara di Gruaro) saremo facilitati a dirigerci verso valle pescando preferibilmente dalla sponda destra (guardando sempre verso valle) che ci permetterà di seguire facilmente il persorso del fiume per tutto il tratto no-kill. Potremo praticare la sponda opposta per i primi 200 metri, ma successivamente per via di un paio di profondi fossati saremo costretti a cambiare sponda di pesca. Seguiremo il sentiero lungo il fiume, attraversando piccoli prati, qualche coltivazione, pioppeti e zone alberate in genere, che costituiscono in sintesi la bellezza di questo habitat che, non dimentichiamo, si trova in pianura. Da ogni postazione dove riusciremo a pescare, l’azione dovrà svolgersi con lanci non eccessivamente lunghi ma mirati nelle aree più limitrofe per ottenere la massima precisione e soprattutto controllare al meglio l’artificiale. Meglio proiettare l’esca con lanci che eseguono una figura a ventaglio, in questo modo sonderemo una maggiore quantità d’acqua passanto adiacenti ad ogni potenziale nascondiglio dove può celarsi quale bella fario o altrettanti astuti cavedani. Percorrendo la sponda del fiume è bene non avere troppa fretta di passare alla postazione successiva, cerchiamo invece di sondare accuratamente tutti gli spot che ci suggeriscono la presenza del pesce; questa è una regola sempre valida che se portata a termine con insistenza può regalare davvero molte soddisfazioni soprattutto con i pesci di bella taglia. Il Lemene, da questo punto di vista, può rivelarsi un fiume tanto generoso quanto avaro in fatto di catture, la differenza è rappresentata assai frequentemente dagli accorgimenti che abbiamo visto fino ad ora. Lo spinning rappresenta in assoluto una delle tecniche più emozionanti e spettacolari per il modo in cui induce i predatori ad attaccare. In base all’esca impiegata il pesce compie inseguimenti, scatti improvvisi, accelerazioni e salti furi dall’acqua rendendo questo sistema di pesca il più divertente in assoluto. Se poi il campo d’azione è un piccolo fiume con le caratteristiche del Lemene, dove la limpidezza dell’acqua è l’elemento predominante, possiamo dire che il divertimento è assicurato. Almeno cinque attacchi su dieci sono a vista, con l’emozionante opportunità di seguire l’attacco da parte del pesce con la successiva fase di ferrata e conseguente difesa. Sono soprattutto le fario ad esaltare questo aspetto, ma anche i cavedani non sono da meno grazie alle logo generose dimensioni che in queste acque si spingono senza difficoltà anche oltre i due chili e mezzo. Stiamo attenti però a non farci prendere troppo la mano perché, come spesso accade, con lo spinning a vista rischiamo di anticipare la ferrata al momento dell’attacco. L’emozione e l’euforia nell’osservare la trota, soprattutto se di bella taglia, mentre insegue l’artificiale rischia di distoglierci dalla necessaria concentrazione che ci potrebbe portare ad anticipando il momento giusto per ferrare con sicurezza. Perciò ferriamo al momento giusto quando percepiamo in canna, in modo inequivocabile, lo strappo da parte del pesce aiutandoci preferibilmente con una canna ad azione progressiva o medio progressiva che ci faciliterà ad “allungare” leggermente il movimento della trazione iniziale sulla preda.

 

Oltre a rotanti e minnow … anche la gomma

Tra gli artificiali che meglio si adattano alle condizioni ambientali del Lemene troviamo in polposition i cucchiaini rotanti seguiti a ruota dai minnow preferibilmente nelle versioni galleggianti. Mentre con i rotanti l’efficacia dell’amo singolo è quasi alla pari dell’ancoretta, con il minnow il discorso cambia limitando in particolare la resa nella ferrata con l’aumentare della misura dell’esca. E’ infatti consigliabile usare modelli non oltre i 5 centimetri, sostituendo chiaramente le ancorette in dotazione con un amo singolo ben proporzionato da collegare all’anellino di coda. Tra i modelli che funzionano meglio in queste acque, possiamo citare i Pin’s minnow della Yo-Zuri, i Pinky della Pelican e i Real Winner da preferire nelle versioni galleggianti e colori naturali. Questi pesciolini andranno recuperati a filo dei banchi di vegetazione sommersa, dove si creano anche i corridoi di spazio dove si collocano trote e cavedani in attesa di entrare in caccia. Sfrutteremo anche i passaggi d’acqua sotto gli ostacoli semi sommersi come tronchi e arbusti in acqua, oppure sotto ai cespugli alla sponda che arrivano a lambire la superficie. Lo stesso sistema di ricerca verrà applicato utilizzando i rotanti che però non possono essere fermati come i minnow, ma contrariamente necessitano di un recupero costante per attivare la rotazione della piccola paletta; a parità di dimensione i modelli da usare sono essenzialmente due, uno più alleggerito come il Mepps Aglia da utilizzare nei punti meno profondi e per sondare velocemente le zone con vegetazione sommersa, mentre la seconda variante dovrà possedere una zavorra maggiore attraverso un corpetto piombato di buon peso specifico. E’ il caso dei rotanti Martin con corpo a goccia e paletta direttamente infilata nell’asse del cucchiaio, artificiale che lavora molto bene in profondità con il tempestivo raggiungimento della quota di recupero e l’immediata attivazione della rotazione della paletta. In alternativa si rivelano un’ottima soluzione anche i Vibrax della Blue Fox. In quanto alle colorazioni, le palette argentate o dorate con superficie puntinata di nero o rosso sono senza dubbio da preferire a tutte le altre, anche se nelle giornate di intensa attività i salmonidi sono ben disposti ad attaccare senza indecisioni cucchaini di qualunque colore. Altri artificiali assolutamente da non trascurare sono quelli in gomma, in particolare i piccoli falcetti o vermetti siliconici di colore bianco o marron da innescare su amo singolo dotato di testina piombata in tungsteso; andranno recuperati a piccoli scatti con l’incredibile vantaggio di poterli utilizzare anche con lunghe soste sul fondale quando le trote in particolare sono molto apatiche e poco disponibili ad alimentarsi. Qualunque sia l’esca che decideremo di impiegare, gli abbineremo in bobina un filo sottile e resistente; sicuramente è da preferire il nylon nelle misure massime dello 0.22 massimo 0.24 preferibilmente con un’elevata resistenza all’abrasione.

 

Il regolamento

Questo tratto di fiume è catalogato nella distribuzione delle risorse idriche come “acque pregiate” da salmonidi. Rientra quindi nella zona “A”, e da tale determina per pescarvi il possesso del tesserino ittico regionale del costo di un euro rilasciato presso gli uffici pesca di ogni capoluogo veneto. Oltre poi al versamento della licenza governativa, queste acque implicano anche il possesso del permesso di pesca del concessionario che dunque ci permette di essere in piena regola con gli obblighi sociali. Il tratto in questione del fiume Lemene è precisamente compreso dal Mulino di Bordara (a monte) fino a Pontevecchio (a valle), in cui lo speciale regolamento no-kill impartisce l’obbligo di pesca con le sole esche dotate di amo singolo senza ardiglione e naturalmente il rilascio immediato di ogni pesce allamato. Poiché ci troviamo in una zona riconosciuta come acque pregiate da salmonidi, qui è consentito pescare esclusivamente dalla prima domenica di marzo all’ultima di settembre; durante il restante periodo l’attività di pesca sportiva rimane chiusa.

 

Dove mangiare e dormire

Agriturismo Cà dei Mulini - via Trieste, 18 - Boldara di Gruaro (VE) - tel.392.0099313 - www.cadeimolini.com - agriturismo@cadeimolini.com

Ambiente realizzato nella vecchia casa padronale risalente alla metà del '700. L’atmosfera del ristorante, realizzato nelle vecchie stalle, è intima e tradizionale. Nella bella stagione vi è la possibilità di pranzare all’ombra dei salici accanto alla cascata del vecchio mulino. Tutti i locali sono climatizzati ed hanno la possibilità di usufruire del ristorante con cucina casalinga nei fine settimana. Le finiture di tutti gli alloggi sono costituite da soffitti in travi di legno a vista e pavimenti in parquette di legno. Un ascensore panoramico serve le camere disposte sulla barchessa centrale. Si accettano anche animali domestici. Su richiesta e con prenotazione è possibile effettuare escursioni in bicicletta, canoa e cavallo.

 

Numeri utili

Ufficio Pesca Provincia di Venezia - tel.041.2501168

Associazione Pescatori Sportivi Veneto Orientale (Segretario) - tel.331.2030815

Pubblicato il 20/05/2016