Le fario del Tevere

di Andrea Casetta

Sansepolcro, oltre ad essere conosciuta e rinomata come meta turistica della regione Toscana, con un monumentale centro storico e attorniata dagli Appennini, è solcata anche dalle pregiate acque del fiume Tevere alimentato più a monte direttamente dal lago artificiale di Montedoglio. Il tratto in questione, oggetto del nostro itinerario, è compreso dalla fine della prestigiosa zona a mosca Tail Water sino al confine con la regione Umbria. Si tratta infatti di un’estensione di quattro chilometri circa in cui si può praticare la pesca con ogni tecnica, ma l’aspetto più interessante riguarda la possibilità di pescarvi tutto l’anno. Questa regolamentazione favorisce infatti l’affluenza di molti lanciatori anche durante la stagione invernale, che diviene motivo anche di un maggiore controllo da parte delle guardie volontarie che tanto hanno a cuore la tutela e salvaguardia di questo fiume.

 

L’ambiente e l’approccio

Chi giunge sul Tevere si troverà difronte un ambiente ancora fortemente selvatico, a tratti con vegetazione molto rigogliosa oppure con sponde più curate. In particolare il tratto dal confine con la Tail Water a scendere, per circa un chilometro, è quello più impervio mentre dalla briglia (sovrastata dal ponte sulla statale) a scendere  l’ambiente si presenta più accessibile anche con potenziali guadi attraverso il corso d’acqua e la possibilità di spostarsi direttamente dentro all’alveo. Questo ultimo tratto è inoltre considerato campo gara e beneficia sempre delle semine di salmonidi eseguite a scopo agonistico, e che in parte si mantengono rappresentando una buona base di pesca per i lanciatori ricreativi. La zona di pesca presenta alla sponda una vegetazione a tratti molto rigogliosa e in alcuni altri spot una maggior rarefazione col camminamento più vicino alla sponda completamente percorribile. Il Tevere come quasi tutti gli ambienti contraddistinti da acque limpide e poco profonde, oltre ad un’estensione contenuta, impone un avvicinamento molto silenzioso. Questo accorgimento ci permetterà di arrivare sullo spot senza insospettire le trote, entrando all’occorrenza in acqua sempre però con pacatezza negli spostamenti.

 

Fario “agguerrite”

La popolazione dei salmonidi del Tevere, in questo tratto, è costituita da soli esemplari di trota fario la cui qualità è selezionata per seminare pesci in perfette condizioni. Ogni anno, infatti, la Provincia di Arezzo in collaborazione con le associazioni di pesca sportiva locali eseguono copiose immissimi di salmonidi adulti con taglie diversificate. Vi è anche da dire che trovandosi immediatamente a valle del confine con la zona a mosca Tail Water, questo tratto libero beneficia dei salmonidi che scendono il fiume dalla parte più a monte semplicemente per uno spostamento volontario piuttosto che per effetto di piene anche intense. Possiamo dunque imbatterci in prede anche di taglia importante, ma sempre belle e perfette nella struttura morfologica con straordinari colori, pinne perfettamente integre e un corpo affusolato che determina nel pesce tanta energia pronta a scaturire quando attacca l’esca e nella frazione di tempo successiva durante la difesa. Grazie al buon tasso di ossigeno, che in origine alimenta il Tevere ad una temperatura sotto i 5 gradi, le trote possono contare su condizioni ottimali durante tutto l’anno; anche in piena estate quando la temperatura esterna si fa particolarmente “soffocante” e afosa, qui i salmonidi mantengono tutta la loro forza con una buona attività di alimentazione che si concentra maggiormente durante le prime ore del mattino e dal tardo pomeriggio in poi.

 

Meglio i piccoli artificiali

Nonostante le acque di questo fiume celino anche trote di taglia importante, sono soprattutto le piccole esche a moltiplicare la resa delle catture. Parliamo infatti di artificiali di reazione, ma non solo perché come vedremo in seguito anche la gomma dimostra di avere un potenziale incredibilmente elevato. Tornando però a parlare di cucchiaini e minnow, i primi sono da scegliere nelle misure che vanno dallo 0 al 2 con corpi zavorrati per le buche più profonde e i tratti di forte corrente, oppure con corpetti alleggeriti se peschiamo lungo i raschi o comunque dove la profondità è scarsa.

La scelta dei colori in questo habitat è fondamentale per avere ragione dei salmonidi; con condizioni da acqua normale le varianti con fondo argentato o dorato sono sempre produttive. Se invece riscontriamo una variabile velatura, la scelta verterà su colori più vistori come ad esempio il giallo, l’arancio, il rosso acceso oppure il rosa in tinta unita su tutta la paletta o anche in forma aggiuntiva sul corpetto del rotante. I piccoli pesciolini sono invece da selezionare con forme affusolate e col corpo dal profilo stretto, questo consentirà al minnow di mantenersi in pesca nei flussi di corrente senza eccessivi sbandamenti e con un’azione di nuoto costantemente attiva.

Anche in questo caso le taglie dovranno necessariamente essere molto ridotte, senza superare la misura di 6 centimetri e preferibilmente mantenendosi sotto i cinque. Si impiegheranno obbligatoriamente modelli affondanti, in questo modo porremo l’esca costantemente a ridosso del fondale da dove riscontreremo le partenze del salmonide.

 

La tecnica

Le esche di reazione vanno utilizzate con successo conferendogli un movimento continuativo, sfruttando soprattutto i flussi di corrente per utilizzare l’artificiale anche in deriva. In questo tratto il Tevere presenta una discreta variabilità di condizioni, con l’acqua che si alterna tra rapidi flussi e zone più calme. La capacità di mantenere l’esca il più a lungo possibile in uno spot è reso possibile anche dalla nostra capacità di conferire l’azione all’insidia “giocando” con la deriva d’acqua in cui manterremo il minnow, o il cucchiaino, in movimento; lo governeremo successivamente seguendo una traiettoria ben presisa attraverso la quale spostarlo lentamente senza farlo avanzare controcorrente in modo eccessivamente rapido. Trovandoci in pesca da una delle due sponde, lanceremo preferibilmente l’esca sempre verso la riva opposta sondando anche le zone d’ombra create dalla vegetazione che lambisce l’acqua o in sospensione sopra ad essa. Trattandosi di una zona di pesca in cui le tecniche sono libere, sarà fondamentale cogliere il pesce di sorpresa senza farci scorgere ed evitando di creare rumori che spaventerebbero inevitabilmente la preda in caccia. Privilegiamo dunque lanci sufficientemente lunghi dove però siamo sicuri di mantenere il controllo sull’artificiale, questo per percepire correttamente l’attacco e soprattutto giungere con precisione sulla ferrata. E la stessa precisione andremo ad applicarla anche sul lancio che determinerà già una buona probabilità di successo; non dimentichiamo infatti che molti attacchi avvengono immediatamente dopo l’ingresso in acqua dell’esca, non sprechiamo dunque questo momento che potrebbe regalarci qualche bella fario. Sulla tecnica di recupero c’è davvero poco da dire, ribadendo soprattutto il fatto di utilizzare la deriva dell’artificiale per mantenerlo in azione il più a lungo possibile, impostando richiami più o meno veloci in base anche allo stato di attività delle trote. Naturalmente là dove si presenteranno buche o avvallamenti del fondale l’azione andrà portata a termine sempre sulla massima profondità, dove stazionano gli esemplari più belli.

 

Usiamo la gomma per i pesci difficili

Nostante questo fiume possa essere anche molto generoso in termini di catture, vi sono momenti in cui diventa veramente difficile convincere il pesce ad attaccare l’esca soprattutto quando le condizioni si stabilizzano per un lungo periodo. Improvvisamente gli artificiali più tradizionali come cucchiaini e piccoli minnow diventano improduttivi o quanto meno la resa si abbassa notevolmente; ecco che una fantastica alternativa è rappresentata dalle esche in gomma, in particolare vermi siliconici sempre di contenute dimensioni, falcetti e imitazioni di camole da utilizzare in acqua bassa come negli spot più profondi adattando una piombatura adeguata e mai eccessivamente pesante per non inibile il piccolo artificiale nella sua naturale azione. L’esca andrà infatti utilizzata con recuperi piuttosto rallentati, in questa maniera la piccola insidia compierà delle rotazioni su se stessa attivando un’irresistibile azione adescante.

In definitiva la resa è decisamente superiore rispetto a qualunque altro artificiale impiegato, soprattutto se l’acqua presenta buone condizioni di trasparenza e livelli idrici non eccessivamente alti.

La piombatura la si può impostare attraverso un amo con testina zavorrata oppure con dei piombini spaccati posizionati a scalare sugli ultimi 20-30 centimetri di lenza. I colori vanno scelti in prima battura sempre naturali (ad esempio marrone o rosso scuro per i vermi, bianco oppure color crema o ancora giallo per le imitazioni di camole, e sempre il bianco per i falcetti), con eventuali varianti nel caso in cui le pigmentazioni appena specificate non dovessero funzionare.

 

Attrezzature e accessori

Il Tevere, in questo tratto, va preferibilmente affontato con canne da lancio non eccessivamente lunghe poiché gli spostamenti attraverso la vegetazione alla sponda risultano a volte difficoltosi, inoltre la ridotta larghezza dell’alveo favorisce l’azione facilitata attuabile appunto con canne non superiori a 240 centimetri. Sull’azione del grezzo dobbiamo precisare che questa caratteristica va principalmente valutata in base alla tipologia di artificiale utilizzato. Ad esempio per le tradizionali esche di reazione, rotanti e minnow prima di tutto, dobbiamo considerare un attrezzo rapido con azione di punta medio progressiva che manterrà la potenza necessaria per ferrare anche se siamo in pesca in forti flussi d’acqua. Se invece usiamo i piccoli artificiali in gomma, la canna che meglio si adatta deve essere sufficientemente morbida e flessibile nella sezione avanzata, ma con la base verso l’impugnatura discretamente reattiva per ammortizzare dolcemente il tiro dei pesci più grossi. Il mulinello, ben proporzionato e scelto con l’intento di contenere al massimo il peso complessivo, andrà caricato preferibilmente con nylon dello 0.22-0,24 al massimo, oppure con del filo tracciato da 4-6 libbre alla cui estremità collegheremo un finale in fluorocarbon tramite collegamento diretto.

Per impegnare il fiume sono necessari stivali alla coscia o meglio ancora i waders che ci daranno maggiore sicurezza anche nei punti più profondi. Per spostarci agevolmente lungo il fiume sarà meglio portarci appresso il minimo indispensabile senza eccedere nel peso e nella quantità delle esche, infatti abbiamo ben compreso che il repertorio degli artificiali si risolve in una manciata di imitazioni.

 

Associazionismo ed entusiasmo

L’APS Sansepolcro è una delle associazioni più attive e rappresentative nella provincia di Arezzo e in tutta la Toscana.

Sono quasi un centinaio gli iscritti che ne fanno parte, degnamente rappresentati dal Presidente della società Michele Goretti che negli ultimi anni, coadiuvato anche dai soci più attivi, ha sviluppato l’attività agonistica della disciplina dello spinning vista la crescente richiesta soprattutto da parte dei più giovani che si avvicinano con grande entusiasmo a questa tecnica dinamica.

L’associazione Sansepolcro è costantemente impegnata sul territorio per promuovere la pesca sportiva e tutelare sia l’ambiente che le specie ittiche, contando su un discreto numero di guardie volontarie che sul campo si impegnano al costante controllo.

Attiva è la collaborazione con l’Ente pesca della Provincia di Arezzo e con la Regione Toscana, nonché con la FIPSAS principalmente in campo agonistico ma anche didittico per la promozione della pesca sportiva e dei suoi nobili valori di salvaguardia dell’ambiente.

 

Il regolamento

Come ribadito inizialmente, la pesca dei salmonidi in questo tratto di Tevere (acque di categoria B) è aperta tutto l’anno. E’ sufficiente essere in possesso della regolare licenza di pesca governativa e potremo impegnare il corso d’acqua per i 4 chilometri a disposizione, ubicati precisamente dalla fine della prestigiosa zona a mosca Tail Water scendendo verso valle in direzione del confine con l’Umbria. Nel periodo che coincide con la preparazione e riproduzione vera e propria delle trote, pertanto dalla prima domenica di ottobre all’ultima di febbraio compresa, è reso obbligatorio il rilascio del pesce mentre durante il resto dell’anno da regolamento può essere trattenuto (per un massimo di 6 capi) rispettando la misura minima di 22 centimetri per le trote e 20 per il cavedano. Nessuna limitazione è fatta per l’utilizzo delle esche artificiali, le quali potranno liberamente essere impiegate con armature multiple munite di ardiglioni.

Pubblicato il 05/11/2016