Hucho hucho, il fantasma dei Balcani

di Christian Gentile

Ci sono pesci che più di altri occupano i sogni e la mente di un pescatore, pesci rari, la cui cattura non e’ affatto una cosa scontata, che vivono in fiumi lontani, in ambienti selvaggi e ricchi di fascino. Pesci di cui hai sentito raccontare e di cui hai visto qualche rara fotografia, ed è in quel preciso momento che inizia a tormentarti l’idea, che poi diventa ossessione, che anche tu vuoi essere il protagonista di uno di quei racconti.

Da pescatore di salmonidi la mia ossessione si chiama Hucho-Hucho, un grosso e potente salmonide (può raggiungere i 150 cm di lunghezza e i 40 kg di peso) che vive esclusivamente lungo la catena dei Balcani, nei fiumi che fanno parte del bacino idrografico del Danubio.

Un predatore ricco di fascino e mistero, in cima alla catena alimentare degli ambienti in cui regna sovrano, un pesce territoriale, con abitudini di caccia prettamente notturne o crepuscolari, che può stare anche settimane senza uscire in caccia dalla sua tana nelle buche più profonde dei grossi fiumi balcanici… insomma un gran brutto ceffo.

La pesca dell’hucho si svolge principalmente durante la stagione invernale, con temperature prossime allo zero e spesso con le sponde coperte di neve. Per i pescatori di quelle zone questo è “one thousand cast fish”, ovvero il pesce dei mille lanci, e il loro motto e’ “cast and believe” lancia e credici… fino all’ultimo lancio,  se ci credi veramente e sei fortunato, lui, il fantasma dei Balcani apparirà.

Con queste premesse e dopo qualche mail per i dettagli sull’attrezzatura più indicata con amici che ci hanno già provato e con la nostra guida in loco l’allegra brigata, composta da me, Silvio ed Enrico, carica di sogni e aspettative è pronta a partire, direzione Bled (Slovenija) fiabesca cittadina sulle sponde dell’omonimo lago.

Ci aspettano tre giorni di full immersion sulla Sava Radovlijca, famoso fiume per la pesca a mosca ma che durante la stagione invernale (dal 15 novembre al 15 febbraio) offre la possibilità ai pescatori a spinning di confrontarsi con sua maestà Hucho.

Verso sera raggiungiamo il lodge vista lago che sarà la nostra base operativa per i giorni a venire e facciamo subito conoscenza con il famoso Velibor Caki Ivanovic, il cacciatore di Hucho.

Montenegrino di nascita e tedesco d’adozione (vive a Stoccarda), da anni accompagna pescatori provenienti da ogni angolo del globo sui fiumi della zona. Per i prossimi giorni sarà lui la nostra guida, o meglio il nostro mental coach, in una pesca fatta più che di tecnica di resistenza al clima avverso, di capacità di mantenere la concentrazione a ogni singolo lancio, di crederci sempre, di applicare strategie precise e di perseveranza perché ogni attimo può essere quello buono, magari l’unico di intere sessioni di pesca e noi dobbiamo essere pronti, con la canna impostata in modo da avere l’angolazione  giusta per piantare gli ami nelle potenti mascelle del fantasma dei Balcani... one shot one kill, non sono concessi errori!

Dopo un breve saluto e convenevoli di benvenuto, ci da appuntamento al mattino seguente e noi ci rintaniamo in camera a preparare le nostre “armi”. Canne con azione progressiva e potenza di lancio fino a 80 grammi, mulinelli taglia 4000 e 5000 caricati con nylon dello 0.40, grossi shad in silicone e swimbait galleggianti da 15-18 centimetri. Come prima giornata di pesca, per prendere un po’ di confidenza col fiume e per perfezionare la tecnica, pescheremo di giorno anche se le possibilità di strike sono molto basse, in questa fase gli hucho se ne stanno attaccati sul fondale tra le pietre ed è proprio li che dobbiamo andare a cercarli. Fondamentale sarà mantenere costantemente il contatto con il fondo del fiume, ogni vibrazione potrebbe essere un attacco del nostro salmonide; Velibor ci porta sulla prima pool, siamo alla confluenza della Sava Bohinjca e della Sava Dolinska, zona con acqua profonda e forti correnti, velata dalle piogge dei giorni precedenti, insomma perfetta per la caccia dell’hucho. Ci mostra e ci esorta ad usare anche le tradizionali esche dei cacciatori di hucho della sua terra, l’huchenpzof un rudimentale piombo da 25 grammi con attaccate delle strisce in silicone e un grosso amo singolo, e le sponge lures dei curiosi shad piombati fatti di spugna che imbevendosi d’acqua aumentano di volume e peso mantenendo perfettamente il contatto col fondo.

Guardiamo queste novità con un po’ di sospetto abituati ai nostri tecnologici e costosi shad giapponesi… ma il nostro coach insiste, i più grossi hucho sono stati catturati con queste rudimentali armi… d’altro canto… “cast and believe” questo è il gioco!

Sondiamo con cura usando anche le nostre soft shad innescate su teste piombate da 17-20 grammi ogni angolo del fondale, percependo sui grezzi delle canne ogni minima vibrazione, ogni pietra, inutile dire che lasciamo in dono al Dio del fiume una quantità indefinita di esche, ma questo è il prezzo che si paga per creare la possibilità di strike con la nostra preda.

Nel pomeriggio ci trasferiamo più a monte su un’altra pool dove il fiume forma una profonda gola di una bellezza monumentale, qui proviamo a utilizzare le esche locali pescando sempre tra le pietre nelle profondità del fiume, e lasciando anche qui il nostro contributo in artificiali persi.

Al tramonto decidiamo che per oggi può bastare, tre pescatori, zero pesci, nemmeno un inseguimento da parte delle grosse iridee che popolano la Sava, il fiume sembra vuoto… sembra, ma noi ci crediamo e sappiamo che non è così.

Una buona cena con le specialità del luogo ci servirà a chiarirci un po’ le idee, domani si pesca all’alba col buio, e poi la sera poco prima del tramonto sul cambio di luce, nel momento migliore, mentre durante il giorno pausa relax... ok si inizia a fare sul serio!

Sono le 5:00 del mattino, pioviggina e noi siamo già sul furgone di Velibor diretti verso la Sava. Dopo un breve tragitto arriviamo su una nuova pool, il posto preferito del nostro mentore, una lunga lama di acqua lenta e relativamente poco profonda dove gli hucho si spostano quando escono in caccia. In silenzio e senza fare rumore, per non alterare la naturale tranquillità delle acque ancora avvolte dalle tenebre, ci avviciniamo alla sponda, è buio pesto, non si riesce a capire quanto è largo il fiume, il livello dell’acqua è alto come le nostre aspettative.

Stamattina si cambia strategia, ci disponiamo a circa 50 metri l’uno dall’altro e peschiamo con grosse swimbait galleggianti; la tecnica è semplice, lancio dritto davanti a noi, con la canna alta e il filo in leggera tensione lasciamo che la nostra esca venga trasportata lentamente a valle dalla corrente (in deriva) per circa trenta metri e poi iniziamo un lentissimo recupero lineare… dopo ogni lancio facciamo tre o quattro minuti di pausa, rimanendo immobili sulla nostra posizione.

Il buio, il silenzio rotto a tempi cadenzati solo dallo “splash” in lontananza, dei lanci dei miei compagni di ventura, una situazione surreale, inedita, ma tremendamente affascinante. sei solo con te stesso in quel momento, concentrato, ogni lancio deve essere perfetto, non vedi l’esca durante il lancio e il recupero, la devi “sentire”, la devi percepire solo dalle vibrazioni della tua canna.

Peschiamo così per un paio d’ore, fino a quando la luce del giorno non rischiara la valle della Sava, ma senza successo. La sera ci spostiamo in un'altra zona di pesca piuttosto lontana, verso la città di Liubljiana, stesso fiume, stesso risultato, del nostro salmonide nessuna traccia. Andiamo a cena piuttosto stanchi e un po’ demotivati dai due giorni di pesca con una tecnica logorante più a livello mentale che fisico. Velibor insiste, sostiene con forza che dobbiamo crederci, il fantasma dei Balcani esiste e nuota nelle profondità del grande fiume. E’ un nuovo giorno a Bled, buio e nebbia accompagnano le ultime tre ore di pesca e la nostra guida ci riporta sulla stessa pool del giorno prima, dunque stesse posizioni e stessa strategia con la solita swimbait snodata galleggiante. Sono teso e concentrato a captare ogni minimo movimento dell’esca che nuota nel buio; lancio, la lascio scendere con la corrente, inizio il lento recupero quando una botta secca e improvvisa mi inchioda il mulinello, la ferrata è ampia, potente e istintiva, urlo “pesceeeeee”, sento che c’è qualcosa di grosso all’altro capo del filo, le testate del pesce sono potenti, è lui… dev’essere lui!

Vorrei aprire la frizione per stancarlo un po’, ma non lo faccio, è buio, non riesco a vederlo, ho una paura maledetta di perderlo, decido di forzare il recupero e sento che piano piano guadagno metri di filo.

Nel frattempo Velibor è accanto a me, il grande guadino già in acqua, accende la torcia, il pesce ormai è vicino e lo illumina con il fascio di luce, ancora un attimo e... reteeeeeee. Caccio un urlo che mi sentono fino in paese, il cuore batte forte, sono emozionato come poche altre volte mi era capitato con altre catture, misurato farà 105 centimetri. Nel frattempo sono arrivati anche Silvio ed Enrico, è il momento delle foto, degli abbracci, della condivisione di un successo e del rilascio di questo splendido e misterioso combattente. Lo vedo inabissarsi nelle profondità della Sava e penso che stavolta ho vinto io.

“Cast and believe”, questo è il segreto di questa pesca, e noi ci abbiamo creduto, tutti insieme, dal primo all’ultimo lancio, e lui, il fantasma dei Balcani, ha deciso di rivelarsi, tra il buio e la nebbia di un’alba invernale... ecco perché devi credere ai fantasmi.

 

Info sul servizio guida

Per mettersi in contatto con la guida, i riferimenti sono i seguenti:

- profilo facebook   "Velibor Caki Ivanovic"

- sito web   http://www.montenegro-fishing-paradise.com/

- @-mail   info@huchenangler.de

- telefono   +49 17676823380

Pubblicato il 13/02/2016