Dorado, forza esplosiva

di Silvio Smania

E’ difficile descrivere a parole l’emozione che si prova ogni qual volta si oltrepassano i confini del nostro Paese, per andare alla scoperta di nuovi posti dove tentare pesci altrettanto incredibili e che esprimono un fascino accattivante per il pescasportivo. Questo è quanto mi è accaduto in un avventuroso viaggio in Argentina, alla scoperta del dorado, un pesce considerato il simbolo nazionale per i lanciatori locali. Dorado, in realtà chiamato dagli argentini Dorados, significa letteralmente dorato e il suo nome rispecchia in modo appropriato la bellissima colorazione della livrea che lo rende riconoscibile da qualunque altra specie ittica del sud America e del resto del mondo. A farci da guida nel nostro “adrenalinico” fishing tour sud americano, si è prestato Gaetano Poli che dopo qualche anno di soggiorno in questo meraviglioso paese ha deciso di impegnarsi nell’attività turistica per far conoscere anche ai pescatori italiani le incredibili risorse e potenzialità che può offrire questa terra. In particolare l’opportunità di pesca si rivolge ai pescatori a spinning che possono misurarsi con una specie unica, combattiva, tenace, potente, un predatore per antonomasia che una volta in canna tira come un treno.

 

I dorado del Rio Uruguay

Al nostro arrivo all’aeroporto di Buenos Aires l’accoglienza è stata degna del più professionale dei tour operator; fatte le necessarie presentazioni e brevemente riassunto il programma del soggiorno, dopo un veloce pranzo a base di “asado” (la tipica grigliata di carne argentina), ci siamo immediatamente trasferimenti presso il lodge nella cittadina di Concordia dove, l’indomani mattina, sarebbe iniziata l’avventura di pesca al dorado nel Rio Uruguay. Si tratta infatti del fiume che segna il confine tra Argentina e Uruguay, un corso d’acqua di grande portata con la caratteristica colorazione della fanghiglia imputata al pulviscolo che si solleva dal fondale costituito da una terra di colore quasi rossastro. In questa zona i migliori risultati di pesca si ottengono esclusivamente da natante, e come da programma veniamo accompagnati da un’esperta guida locale che ci illustra i vari sistemi di pesca, portandoci negli spot di sua conoscenza. Senza pensarci due volte optiamo per lo spinning, dal tronde siamo qui per questo, armando le canne da due metri e quaranta con grossi minnow ai quali abbiamo preventivamente sostituito, su suggerimento del nostro accompagnatore, le ancorette montandone delle altre in acciaio di misura più grande; in seguito ne comprenderemo il motivo. Gli attrezzi che utilizzeremo presentano potenze di lancio fino a 50 grammi, per intenderci quelli che tendenzialmente in Italia adoperiamo per la pesca del luccio, abbinando dei robusti mulinelli con un medio rapporto di recupero caricati con nylon dello 0,35-0,40 e cavetto d’acciaio obbligatorio come finale. Usciti con l’imbarcazione dal piccolo porticciolo privato ubicato in un canale secondario, ci dirigiamo immediatamente negli spot del Rio principale che sono considerati migliori per la presenza del dorado; le aree prese in considerazione sono soprattutto quelle dove l’acqua accelera improvvisamente per effetto del dislivello del fondale o per la presenza di rocce sommerse e affioranti.

 

Spinning e strategie

Il sistema di pesca consiste nel lanciare l’esca a monte oppure a valle delle zone con l’acqua più rapida; nel primo caso faremo derivare l’artificiale mantenendolo in leggera trattenuta così da farlo entrare in pesca con tempestività, per mantenerlo attivato nel movimento per tutta la sua discesa a valle. La posizione assunta dal dorado, in questo caso, è a monte del correntone oppure nella linea di confine tra l’acqua più lenta e quella più veloce, dove il pesce può manterene la posizione di caccia senza sprecare eccessive energie per contrastare la forza dell’acqua corrente. Successivamente al lancio, controlleremo la corretta traiettoria dell’esca impartendogli dei recuperi in funzione della velocità con cui viene portata a valle, trattenendola mantenendo sempre il contatto diretto per rallentarne l’eventuale eccessiva discesa e per essere pronti alla ferrata non appena percepiamo l’attacco. Lanciando invece a valle della corrente, interverremo con un’azione di recupero più decisa sfruttando meno la deriva del flusso d’acqua che andrà sicuramente a scemare con l’aumento del profondità. Pescando dalla barca questa tecnica è da attuare con estrema rapidità, lanciando ripetutamente sugli spot per non perdere la migliore condizione in cui ci possiamo trovare; non dimentichiamo infatti che la deriva dell’esca è accompagnata anche dalla contemporanea deriva della barca, ammenochè la guida non si mantenga con il natante in posizione contro corrente col motore acceso. Da riva, invece, la gestione è decisamente più facilitata anche se per certi aspetti limitata perché non sempre possiamo trovare le migliori condizioni di acqua e spot per pescare il dorado. Fortunatamente la vastità dell’ecosistema facilita la selezione di un incredibile numero di zone, anche se la conoscenza di quelle che veramente possono regalarci grandi risultati viene segretamente conservata dalle migliori guide locali per dare i massimi risultati ai lanciatori che accompagnano nelle varie escursioni. In questa prima “pescata argentina” ho realizzato il mio recort personale, un dorato stimato circa 18 chili che mi ha fatto letteralmente morire di tensione e fatica prima di riuscire a portarlo in barca.

 

Fishing Tour sul Rio Paranà

L’avventura continua con un incredibile tour di pesca nella acque del Rio Paranà, il principale fiume che scorre in Argentina, partendo da una zona a sud della cittadina di La Paz dove abbiamo alloggiato in un bellissimo lodge sulla sponda sinistra del fiume. In questa area di pesca l’ambiente si snoda tra una serie di piccole e grandi isole formando lagune e canali secondari con un habitat molto suggestivo. Anche in questo caso gli spostamenti sono obbligatoriamente da sostenere con potenti imbarcazioni attrezzate, grazie alle quali si riesce ad esplorare innumerevoli spot che possiamo impegnare direttamente dal natante, oppure dalla sponda in occasione delle soste. Rispetto al Rio Uruguay, l’ambiente che ci troviamo di fronte in questa circostanza è decisamente più naturale e impervio, con un’articolata rete di canali secondari che percorrendoli ci portano all’interno di baie e lagure incredibilmente suggestive. Anche in queste acque le modalità di pesca con le esche artificiali sono le medesime che abbiamo applicato nel Rio Uruguay, con la differenza che qui l’habitat risulta più diversificato e conseguentemente più tecnico. Sono scarsamente presenti concentrazioni di massi rocciosi, mentre abbondano spot creati da ostacoli naturali con alberi caduti in acqua, rientranze della sponda e dislivelli del fondale che danno vita a zone di corrente e giochi d’acqua favorevolmente frequentati dal dorado. Le sponde, in particolare, presentano aree frastagliate dovute all’erosione del terreno decisamente friabile, “modellando” l’ambiente e rendendolo incredibilmente vario e suggestivo. Ogni postazione è differente da quella dove abbiamo pescato dieci minuti prima, e così via, creando un’emozionante suspance ogni volta che si procede con uno spostamento per cambiare zona di pesca. Localizzare le aree di caccia del dorado non è sempre così scontato, è vero che i punti di riferimento che abbiamo citato prima sono dei validissimi spot ma all’occorrenza si devono saper correttamente interpretare le condizioni ambientali; ad esempio abbiamo appreso dalle nostre guide che durante le giornate fortemente ventilate non bisogna perdere d’occhio le sponde che piaggiano con dolci pendenze dove infrange l’onda. In molti casi, nelle acque basse, si raduna la piccola minutaglia per cibarsi di organismi trasportati dalla corrente. E’ in questo momento che si fanno sotto anche i dorado per aggredire le prede indifese; non è un caso infatti, dopo aver visto saltare i piccoli pesciolini che sfuggono alla vorace aggressione del predatore, agganciare quattro o cinque dorado che sembranno addirittura portare a termine una strategia di caccia collettiva.

 

Gli ultimi giorni di pesca al nord

Dopo un paio di giorni di pesca, ci mettiamo nuovamente in viaggio spostandoci di ben 600 chilometri per dirigendoci questa volta a nord in un’area molto impervia. Il mattino presto giungimo in centro al piccolo paese dove ci attende Ariel, la guida locale che dall’euforia non perde tempo e ci accompagna subito al suo lodge sulla riva del fiume. Con un grosso fuoristrada percorriamo una via sterrata di circa 20 chilometri, passando sopra ponti di legno costruiti oltre cento anni fa e addentrandoci all’interno della foresta. Dopo un percorso degno del più azzardato avventuriero, ci troviamo di fronte allo spettacolare scenario del Rio Paranà e subito dopo la struttura del lodge. Il tempo di sistemare i bagagli e siamo subito in barca. Lo stesso Ariel ci conferma che in questa area il fiume presenta le condizioni ambientali più belle e selvagge di tutto il suo percorso; non stentiamo a crederci, e solamente dopo pochi minuti ne abbiamo la conferma con i nostri stessi occhi osservando qualche colonia di scimmie sugli alberi, capibara e cavalli allo stato brado. Girando tra le isole non è affatto raro imbattersi anche in “sornioni” coccodrilli che se ne stanno sulla sponda a scaldarsi sotto i raggi del sole; rimangono immobili fino a quando, avvicinandoci troppo, scappano rapidamente immergendosi nelle acque del fiume sempre al riparo tra la vegetazione. In questa occasione, oltre ad insistere con la classica tecnica dello spinning, su suggerimento di Ariel tentiamo anche una traina leggera con apposite e robuste attrezzature da casting; proviamo ripetutamente con dei passaggi nei canaloni che si formano tra le isole, facendo transitare l’artificiale sempre abbastanza vicino alle sponde dove vi possa essere uno scalino sul fondale oppure la presenza di alberi affondati che il dorado sfrutta come riparo. Gli attacchi non si fanno attendere, giungendo poderosi quasi a sfilarci la canna dalle mani con un susseguirsi di salti a distanza davvero spettacolari. Gli esemplari più grossi li abbiamo agganciati quasi tutti con questo sistema di pesca, ideale quando l’attività di caccia del salmonide non è al massimo, mentre a spinning sono stati più ricorrenti pesci con taglie fino a 5-6 chili. Nelle migliori condizioni di attività non è impossibile fare più di 30 pesci per giornata, ma è sicuro che già con dieci dorado da oltre cinque chili il divertimento è garantito. E altrettanto appagante è lo scenario ambientale che ci circonda, è sufficiente alzare gli occhi al cielo e guardare la fantastica composizione creata dalle nuvole per perdersi in momenti mozzafiato assolutamente indimenticabili. Il rientro al lodge, a fine giornata, è accompagnato da un meraviglioso e suggestivo tramonto come solo il Rio Paranà sa regalare.

 

Difese acrobatiche e ferrata

La pesca del dorado ha molti aspetti affascinanti, e proprio per questo motivo frequentemente la taglia della cattura passa in secondo piano. Ciò che più risalta nel confronto diretto con la preda è la difesta, non appena agganciato il dorado da animo a tutta la sua forza esibendosi in spettacolari quanto incredibili salti fuor d’acqua. Legato a questo aspetto, le taglie più divertenti in assoluto sono per pesci fino a 3-4 chili perchè possiedono la migliore proporzione tra peso e forza per esprimere al massimo tutta la loro energia nella difesa. Ancor più sorprendente è la ripetitività iniziale delle azioni di salto, che confermano la grande energia di cui è dotato questo predatore. Quando avvertiamo l’attacco del dorado, è infatti importante fare seguito alla ferrata iniziale con una seconda, e se avvertiamo che si tratta di un grosso pesce è meglio impartirne anche una terza, che ci garantirà di far ben penetrare gli ami delle ancorette nella coriacea bocca del pesce. In mancanza delle ferrate supplementari non è infatti raro perdere il dorado già al primo salto.

 

La selezione degli artificiali

Come suggerito dalle guide locali, le esche artificiali che rendono meglio sono i minnow. Andranno scelti soprattutto nelle colorazioni con livrea a scaglie che riproduce verosimilmente il piccolo foraggio di cui si nutre abitualmente il dorado. Altrimenti possiamo optare anche per colorazioni a fondo argentato oppure dorato, altrettanto efficaci, integrabili con tinte meno naturali come il firetiger, il rosso scuro oppure il marron preferibilmente con il ventre sempre di colore chiaro. Non preoccupiamoci della colorazione dell’acqua, anche se intuitivamente pensiamo che vi possa essere una scarsa visibilità sotto la superficie, in realtà la straordinaria vista di questo pesce è in grado di scorgere comunque i movimenti sotto il pelo dell’acqua, oltre naturalmente a percepirne le vibrazioni emesse. In base alla profondità utile di pesca, sceglieremo i modelli galleggianti oppure quelli affondanti; in linea di massima i primi andranno montati sulla lenza trovandoci in pesca su fondali di 3, massimo 4 metri, oltre questa soglia possiamo tranquillamente montare un pesce esca affondante. Soprattutto in prossimità degli spot dove l’acqua accelera il proprio flusso, sarà meglio utilizzare un minnow con paletta a profilo medio, oppure lungo, per favorirne l’immediato affondamento e il raggiungimento della quota di pesca. Sebbene è accertato che i minnow in legno naturale esaltano una migliore naturalezza del nuoto rispetto alle versioni in polimero plastico, è consigliabile non utilizzare modelli in balsa o altri legni dolci poiché la possente stretta mandibolare e la violenta aggressione del dorado metterebbero in serio pericolo la consistenza del minnow. Infatti quasi tutti i pesci esca in questo materiale sono destinati a spezzarsi letteralmente in due. Meglio quindi non vanificare risorse economiche, ma scegliamo a priori di adoperare minnow in plastica termosaldata molto più robusta e duratura nel tempo.

Pubblicato il 13/02/2016